“Studiare il wushu tradizionale per raggiungerne l’essenza,

equivale a gocce di sangue per sudore e ascetismo;

né il tagliente gelo d’inverno né il torrido caldo d’estate impediscano l’addestramento.

Partendo dal più puro spirito marziale si aprirà la via della Virtù e della Giustizia.

Escludi dal tuo io qualsiasi eccesso”.

                                                                                 

 

 

 

Analisi storico-culturale sullo sviluppo dell’allenamento tradizionale del wushu

 

In Italia le discussioni su questo argomento sono nate da una decina di anni a questa parte, più aumentava la facilità di reperire informazioni più aumentavano le discussioni, perché?

Il tutto è nato in Cina nei primi anni del 1900, i fattori sono essenzialmente due:

 

     1.      Lo sviluppo tecnologico, l’etica sociale e i rapporti “civili” con l’occidente fecero, giustamente, scemare il bisogno della pratica marziale tradizionale ritenendola qualcosa di superato. È in questo periodo che l’unico corpo della stessa arte si scinderà in terapeutico e marziale.

 

  2.     Le barriere linguistiche unite ai concetti tradizionali marziali e terapeutici cinesi si scontrarono con la cultura occidentale e di conseguenza sia il dialogo che le spiegazioni divennero quasi impossibili. Sempre in questo periodo nacquero alcune strutture che diedero vita in maniera embrionale a molte di quelle contraddizioni che videro la luce soprattutto in occidente negli anni avvenire. In più si possono aggiungere una miriade di altri piccoli motivi che sommati aggravarono il tutto, quello fu un periodo veramente caotico.

 

In poche parole lo scontro-incontro con le civiltà occidentali ha innescato un meccanismo che si è evoluto con i bisogni della società, la rivoluzione culturale ne è un esempio, cancellare tutto ciò che è antico e soprattutto non utile allo sviluppo sociale. I fondamenti della rivoluzione culturale espressi nei discorsi di Mao Zedong, messi in relazione a quel determinato periodo storico, hanno la loro razionalità e coerenza ma vennero sfruttati per altre scopi, cioè cancellare la coscienza storica del giovane ed istigarlo a distruggere quelle classi sociali fermamente radicate nella cultura tradizionale e di impatto sul popolino. Anche il wushu tradizionale indirettamente ha subito un’epurazione, ma in alcuni focolai ha continuato a vivere. I fattori che determinarono questa situazione furono vari, per esempio il rispetto per le tradizioni, una particolare zona geografica remota e rurale, tradizioni familiari tramandate tra le quattro mura di casa, possedere abbastanza potere politico per fare ciò che si vuole tra cui praticare wushu, una passione così forte da sfidare anche le istituzioni e il partito e via dicendo.

Negli anni ’70 e ’80, durante il boom delle arti marziali, la maggior parte degli stili cinesi insegnati proveniva da Hongkong e Taiwan per un semplice motivo: era impossibile entrare in Cina Popolare ma era semplice viaggiare in questi due luoghi. Tuttavia il wushu di questi due luoghi aveva già subito quell’epurazione derivata da parte di certe istituzioni cinesi e in più aveva già assimilato quel costume occidentale che lo rese, salvo qualche eccezione, bello da vedersi esteriormente ma vuoto dentro.

Spiegare certi concetti dell’allenamento tradizionale era difficilissimo e pian piano si persero nella sola esecuzione del gesto, da questo istante cominciò la diffusione del wushu tradizionale nella maggior parte dei casi solo attraverso i taolu.

Abbiamo detto che la colpa della diffusione del wushu tradizionale in questa maniera va anche attribuita in parte ad alcune istituzioni nazionali e non, tipo Jingwu tiyu hui e Zhongyang guoshu guan.

Il fondatore di Jingwu tiyu hui, Associazione di educazione fisica della Perfezione Marziale, fu Huo Yuanjia (Maestro dello stile Mizongquan), il quale, nel 1909 a Shanghai, creò questa associazione per la diffusione del wushu tradizionale basata sulle proprie idee di Arte Marziale. In quel periodo il maestro Huo era famosissimo per i suoi combattimenti e vittorie contro esperti combattenti orientali e occidentali, così ebbe un gran seguito e anche altri grandi maestri si avvicinarono a lui. Successivamente alla sua morte all’interno della Jingwu tiyu guan affluirono molti maestri (alcuni anche limitati tecnicamente) di diversi stili facendola diventare una vera e propria  accademia. Il programma basilare di studio prevedeva, per far intervenire e dare importanza a tutti i maestri, molte forme di diversi stili. Da questo momento in poi si diffuse anche in Cina l’insegnamento del wushu tradizionale attraverso le sole forme. Jingwu tiyu guan aprì varie succursali in altre zone della Cina (Shaoxing 1911; Hankou 1918; Canton 1919; Shantou 1920; Foshan 1921; Hongkong 1922; Xiamen 1925; Sichuan 1927; Fuling 1928 ecc.ecc.) e gli insegnamenti di questo tipo si divulgarono su tutto il territorio, specialmente al sud. E’ sintomatico notare che vi furono grandi maestri appartenenti a questa associazione che insegnavano e praticavano un solo stile, ma non ci sono importanti nomi derivati da loro. Successivamente fino ad arrivare ai giorni nostri gli insegnamenti di Jingwu tiyu hui si fusero sempre di più col wushu moderno e i concetti da esso derivati.

Nel 1929 venne istituito a Nanjing (Nanchino) il Zhongyang guoshu guan, Istituto Centrale Arti Nazionali. Gli stili principali insegnati erano: Tantui, Chaquan, Taijiquan, Xingyiquan, Baguazhang, Chuojiao, Piguaquan, Tongbeiquan e Tanglangquan. Inoltre, organizzata come una vera e propria scuola, veniva insegnato politica, letteratura, arte, psicologia, igiene e anatomia. Ricevere un’istruzione nozionistica su tutto non si avvicinava neanche lontanamente ai concetti di allenamento tradizionale. Nel 1933 si svolsero in questa sede le prime gare nazionali di taolu, nel ‘35 e ‘36 furono invitate alcune nazioni del sud-est asiatico a partecipare alle gare, questo sviluppo culminò con la dimostrazione del wushu alle Olimpiadi di Berlino del 1936.

Nel 1985 a Xi’an (Shanxi) venne istituita con lo slogan “Il vero Wushu cinese” la Federazione Internazionale Wushu, Guoji wushu lianhe hui. Le nazioni iscritte furono: Cina, Belgio, Canada, Filippine, Inghilterra, Francia, Hongkong, Italia, Giappone, Marocco, Messico, Polonia, Singapore, Spagna, Thailandia e America.

La maggior parte della tradizione Taiwanese marziale deriva dall’istituto di Nanchino e Jingwumen, in quanto molti personaggi, a causa di eventi politici scoppiati in quel periodo, si rifugiarono a Taiwan.

Sia Jingwu tiyu guan che l’istituto di Nanchino furono i  traghettatori del wushu fino ai giorni nostri, una visione nozionistica molto lontana dal tradizionale. In questi centri vi erano grandi maestri che insegnavano un solo stile e molti studenti che ne imparavano molti. Per esigenze di insegnamento gli stessi maestri si videro costretti a cambiare il programma tradizionale d’insegnamento ed adeguarlo ad un concetto accademico, perdendo la vera essenza del wushu. Dei due caratteri che costituiscono la parola wushu, si perse definitivamente il senso del carattere Shu: ARTE.         

Ecco perché in Italia e nel mondo esistono molti “Shifu” che praticano 4,5,6 stili ed oltre, queste persone non hanno mai allenato il tradizionale, si sono limitati ad imparare concatenazioni di movimenti tradizionali nati da principi marziali ma non l’Arte Marziale, chi studia in maniera tradizionale si rende subito conto che è impossibile praticare più stili, è solo una questione di tempo e difficoltà.

 

“ Un unico movimento, un movimento unico, ci vuole un impegno costante per crearlo”.

 

La tradizione insegna che il wushu tradizionale si sviluppa dalla comprensione e dalla pratica delle cosiddette Liu He,  “Sei Unioni” (conosciute soprattutto come Sei Armonie, ma il termine è tradotto i modo errato perché deve essere interpretato diversamente in base ai punti.). Le prime tre esterne, wai san he;  le seconde tre interne, nei san he:

 

1.     Le mani si equilibrano (cooperazione) con i piedi

2.     I gomiti si equilibrano con i ginocchi

3.     Le spalle si equilibrano con le anche

4.     Il cuore (emozioni) si unifica al pensiero (razionalità)

5.     Il pensiero (presenza mentale) si unisce al qi

6.     Il qi si combina alla forza (fisica)

 

Dopo la realizzazione materiale e psichica di questi sei punti si arriva di conseguenza all’espressione fisica della forza interna attraverso la rilassatezza: “Hun shen yi qi, hun shen yi li”! Completezza del qi nell’intero corpo, tutta la forza dell’intero corpo! Tutto questo è compenetrato dalle teorie del Taiji, 5 elementi e otto trigrammi.

Il Taiji è la perfetta e mutua armonia tra Yin e Yang e ogni movimento corporeo è una somma di aspetti Yin e Yang. L’interazione di Yin e Yang con i cinque elementi che rappresentano le basi costituenti la vita sono il movimento dell’universo da cui si generano gli otto trigrammi, i sessantaquattro esagrammi e le “diecimila cose”, ovvero tutto. La pratica marziale dovrebbe essere il risultato delle leggi e degli effetti del Taiji e dell’universo.     

Bisogna dire che l’energia sviluppata da certe pratiche sta alla base di qualsiasi processo marziale o terapeutico, quindi non è possibile dividere i due concetti, per esempio non esiste il taijiquan marziale e quello terapeutico, esiste un solo ed unico taijiquan con diversi scopi.

Realizzare le Sei Unioni  non è altro che praticare correttamente il “zhanzhuang gong”  lett: Esercizio del palo eretto. Questo esercizio consiste nel rimanere immobili (radicati) ed eretti come un palo ed è l’essenza del wushu tradizionale. La pratica giornaliera permette di sviluppare determinate potenzialità, ma praticare solo zhanzhuang gong significa benessere fisico, la pratica marziale prevede il completamento tecnico attraverso altri esercizi. Realizzare le sole Unioni Esterne ed applicarle naturalmente ad ogni movimento è difficilissimo, si richiede un costante esercizio giornaliero per rendere tutto naturale e spontaneo. Si dice che questo condizionamento fisico necessita dai tre ai dieci anni di allenamento per modellare lo stile sul proprio fisico facendo diventare il corpo stesso l’espressione dello stile, un detto cinese recita:

“Un buon risultato dopo tre anni di duro allenamento, dieci anni per una grande realizzazione”. 

Ribadisco che queste nozioni derivano dalla tradizione cinese e si trovano per iscritto in numerosi testi antichi, per esempio nei sei capitoli dedicati al combattimento corpo a corpo racchiusi negli “Annali della letteratura e delle arti” della dinastia Han posteriore (25-220 d.C.), nel  “Yangsheng lun” di Ji Kang scritto durante i tre regni (220-280 d.C.) e via dicendo fino al “Quan jing quan fa bei yao” scritto durante la dinastia Ming da due monaci Shaolin, Chen Songquan e Zhang Ming’e.

 

“Solo attraverso la pratica del zhanzhuang si può raggiungere la piena consapevolezza e realizzazione delle sei unioni……gli organi interni saranno irrorati di energia e tutto il corpo ne beneficerà……inoltre si svilupperà e si bilancerà la forza nelle otto direzioni, tutto il corpo vibrerà nella difesa e nell’attacco”.   

 

Si possono riportare moltissime testimonianze di grandi maestri ma uno dei più completi libri che descrive minuziosamente l’argomento è stato scritto dal maestro Yan Zijie (allievo del grande Han Qichang) dal titolo:“Zhongguo Meihuazhuang wen wu da fa”. Senza delle basi filologiche e classiche la maggior parte del testo, il quale fa spesso riferimento a brani in cinese classico, è molto difficile da comprendere, comunque spiega perfettamente che praticare le forme non serve a nulla senza il zhanzhuang e/o nei gong e,“Pan jiazi”: eseguire l’intelaiatura, nel suo insieme è l’unico esercizio di jiben gong che racchiude in sé tutti i concetti marziali e non. Non esiste nel mondo marziale un altro esercizio che abbraccia in un unico schema tutti i concetti tradizionali del wushu (gli altri stili raggiungono il medesimo risultato combinando più esercizi).   

Ogni stile tradizionale prevede il zhanzhuang gong, ogni stile tradizionale si basa sul concetto nei wai he yi: interno ed esterno si uniscono, per questo motivo non si possono dividere gli stili in interni ed esterni. Senza aprire una discussione su questo argomento, riporto solo che questa divisione in termini marziali appare per la prima volta in un testo, il “Wu jing”, redatto durante il regno di Jia Jing (1522-1566) della dinastia Ming, in precedenza non esisteva, esisteva solo il concetto: “Mille stili ritornano ad un’unica matrice, una strada vi conduce come altre cento”.

 

Per assurdo la chiusura della Cina popolare ha mantenuto i concetti e la pratica del wushu tradizionale intatti, cosa che non hanno fatto quelle tradizioni sviluppatesi a Hk e Tw derivate da certe istituzioni cinesi. In poche parole si è fatto un processo di semplificazione ma allo stesso tempo graduale per meglio vendere e/o guadagnare, questo era dato anche dal fatto che molti presunti maestri (spesso diventati famosi) avevano un basso livello marziale e la richiesta occidentale verteva solo sulla bellezza esteriore del movimento accentuata dalla divulgazione del cinema d’azione di HK. E’ assiomatico che non si svilupperanno mai certe potenzialità praticando solo i taolu, per quanto antichi essi siano.  

Per esempio, se si va ad Hk alla ricerca del Wingchun e poi si va nel Guangdong/Fujian (Foshan, Gulao, Zhaoqing ecc.) per praticare lo stesso stile, nella maggior parte dei casi ci si imbatte subito in delle differenze sostanziali o meglio lo stile è stato semplificato estromettendo i concetti fondamentali sullo sviluppo della forza, ossia il zhanzhuang gong (il quale prevede in ogni stile un lungo e noioso allenamento.). Nel wingchun tradizionale prima di imparare le varie tecniche, la posizione er zi qian yang ma viene allenata dai 6 mesi ad 1 anno. Le teorie espresse nella pratica di questa posizione per rilassare, regolare e bilanciare l’intero corpo servono a sviluppare le Sei Unioni, in altre parole zhanzhuang gong. Mentre si allena questa posizione e determinate tecniche fondamentali annesse, le istruzioni date dal maestro sono identiche ai principi dei cosiddetti stili “interni”, questo non fa riflettere?

Con ciò non si fa di tutta un’erba un fascio, sicuramente esistono e conosco maestri di vari stili che meritano un grande rispetto sia a TW che a HK.   

 

In merito al wushu moderno dico solo che conosco molti atleti cinesi famosissimi e loro stessi capiscono la differenza che c’è tra tradizionale e moderno. Per questi ragazzi intraprendere questa strada è una scelta di vita, chi può studiare wushu lo fa nelle università dello sport, un po’ come la nostra vecchia Isef, e una volta fuori hanno varie possibilità di lavoro. Bisogna conoscere a fondo la realtà cinese del lavoro per capire cosa significa un impiego fisso.

Semplificando il tutto si può dire con certezza che il wushu moderno non racchiude in sé e non basa gli allenamenti su quei concetti tradizionali che hanno reso unico il vero wushu. Un detto del xingyiquan dice: “Un anno di santishi per padroneggiare piga quan”, ovvero un anno di zhanzhuang nella posizione fondamentale dello stile per avere forza nel pigua quan, la prima e fondamentale tecnica dello stile. Nel meihuazhuang si dice: “Quando avrai praticato 365 volte l’intelaiatura (almeno una volta al giorno), avrai gettato le basi (interne ed esterne)”, ecc. ecc. Vogliamo dire che gli atleti di wushu moderno prima di iniziare a fare un solo taolu praticano per un anno una posizione di zhanzhuang? Con ciò non voglio dire che la loro “atleticità” non sia efficace (anche se vi assicuro che allenandosi nel tradizionale si diventa atletici ugualmente).

Una volta un maestro brasiliano di capoeira rispondendo ad un suo allievo sull’efficacia di un calcio disse: “Dallo sui denti che bene non fa”, da un lato è giusto, ma noi stiamo parlando di un’altra tipologia di forza. Il tipico concetto di qi espresso negli stili tradizionali è praticamente assente nel wushu moderno, i concetti espressi dalla parola shenggen (derivata dalla pratica del zhanzhuang e dalla comprensione e padronanza del qi.) ovvero “radicamento al suolo” cozza con i concetti pratici del wushu moderno, ma il tradizionale è nato dalle teorie marziali ovvero belliche cioè la guerra era la normalità e in battaglia, si sa, non c’è assolutamente tempo per pensare e fare molti movimenti. Si deve allenare la forza esplosiva nella più brutale applicazione espressa da un unico colpo o pochi di più. Ogni tecnica degli stili tradizionali prevede un programma ben preciso e graduale dove ciascun movimento studiato è in parte sempre propedeutico per il successivo. Lo stretching serve a dare elasticità ai muscoli, ai tendini e alle articolazioni, il zhanzhuang serve a dare potenza alle tecniche facendole nascere dalla rilassatezza, così risulteranno estremamente veloci perché sostenute, nella rilassatezza (tutti i muscoli motori sono rilassati), dai muscoli posturali (sviluppati nel zhanzhuang), ma nel momento dell’impatto per un istante partecipano i muscoli (e il qi) di tutto il corpo, cioè Hun shen yi li: La forza di tutto il corpo, ovvero pao fa li:  Forza esplosiva!

In più diciamo anche che i praticanti di wushu tradizionale allo stesso tempo eseguono un vero e proprio qigong cosa che non si può dire del moderno, anche se ogni attività fisica fa bene alla dualità mente-corpo.

Una volta un maestro cinese di taijiquan mi disse: “Molte persone, sia in Cina che all’estero, spendono molti soldi per imparare solo i taolu……sprecano i soldi e basta; non sanno che se fanno una vita salutare, si alzano al mattino presto, vanno in un parco e fanno dei movimenti casuali lenti o veloci inventati da loro, hanno lo stesso risultato…..niente a che vedere con i benefici derivati da una pratica corretta”.

 

Conclusione 

In poche parole sciogliere da tensioni tutte le articolazioni del corpo attraverso vari esercizi, allenare in base allo stile varie tipologie di zhanzhuang e realizzare nella pratica, applicandole ad ogni movimento, le “Sei Unioni” significa allenare il tradizionale sia sotto l’aspetto fisico marziale-terapeutico che spirituale (per raggiungere livelli elevati non si può divedere tutto questo da una costante pratica ascetica.).

Tutto qui……..ma tutto molto, molto complicato!

 

“Mille nozioni (senza pratica) non sono come uno sguardo, mille sguardi non sono come un allenamento”.  

 

“L’ arte marziale risiede nell’essenza e non nell’antichità o nella varietà”. (riferito agli stili praticati).        

 

“A chi molto desidera molto manca”. (Orazio)

 

 

 

 

 

 

                                               Dott. Giacomo De Angelis

                                               allievo del maestro Sui Yunjiang