Il maestro è anche padre
a cura di Enrico Storti
Spesso ho letto nei documenti riguardanti le Scuole di Wushu che una persona ha ricevuto l’insegnamento “dentro la porta” o a
“porte chiuse”. Ho iniziato a capire questo tipo di affermazione solo quando ho scoperto che nel Meihuaquan (ed in altre scuole di
pugilato) viene differenziato l’insegnamento e lo status degli studenti. Vi sono i discepoli
(Tudi o Dizi) e vi sono gli allievi. Siccome il Meihuaquan è considerato una famiglia
(Jia) l’ingresso al suo interno è sottoposto a delle regole e non tutti
sono accettati o accettano di farne parte. I Tudi non pagano le lezioni e possono apprendere il sistema nella sua interezza, però
i tempi di apprendimento sono dettati dal maestro e si ha l’obbligo di rispettare la morale della scuola e a sostenere i
propri compagni di allenamento; l’allievo deve pagare e riceve l’insegnamento della tecnica o dell’esercizio da lui richiesto,
restando fuori dal sistema famigliare e dai suoi obblighi e benefici.
La decisione di prendere un nuovo discepolo è effettuata da un Maestro Anziano
(Laoshi) di Meihuaquan su proposta di qualche altro membro della fratellanza. Questo maestro anziano corrisponde
grossomodo al Grande Maestro che ritroviamo nei documenti in inglese sul Wushu ed è anche colui che compila il
Quanpu.
Nonostante sia stato il Laoshi a fare entrare una persona nella famiglia del Meihuaquan, quando questi è avanti negli anni
incarica un proprio allievo di istruire i nuovi discepoli. Nel rapporto diretto insegnante-discepolo, il discepolo chiama
Shifu (Maestro e Padre) il proprio Maestro. I discepoli che appartengono
alla medesima generazione sono tra loro Fratelli Giurati (Xiongdi).
Questo spiega perché , per esempio, Chang Dsu Yao afferma che Liu Baojun era il suo Maestro quando in realtà ha ricevuto gli
insegnamenti di un suo discepolo, lo stesso dicesi per Sui Yunjiang a Beijing che dice di essere stato allievo di Han Qichang
(16° generazione) ma poi risulta essere 18° generazione, infatti entrambi sono entrati a far parte della famiglia Meihua sotto la
responsabilità rispettivamente di Liu e di Han. Inoltre spiega anche perché in Italia si sia voluto dare rilievo nel definire
certuni allievi diretti del maestro Chang Dsu Yao ed altri allievi indiretti. Lo stesso è avvenuto per coloro che hanno partecipato
alla spedizione in Cina Popolare nel 2004: Wang Shouyi (Laoshi) ha accettato Storti, Bizzi e Furlini nella famiglia del
Meihuaquan, ma essi risultano nella generazione successiva a quella di Lu Jianmin (Shifu) .
L’allievo che è stato prescelto per diventare Tudi deve sottoporsi ad una cerimonia iniziatica detta
Baishi (onorare qualcuno come proprio maestro ) in cui deve inchinarsi ai quadri con i nomi
degli antichi maestri (defunti) quattro volte, e al Laoshi ed al proprio Shifu (viventi) tre volte. Gli inchini si chiamano
Koutou (inchinarsi fino a terra) o Gui bai (gettarsi a terra, prosternarsi) o
Ketou (inchinarsi fino a terra). Sono le stesse prostrazioni che vengono usate nei templi per le divinità. Il retaggio di questa tradizione in Italia sono i saluti in ginocchio
ai quadri nella scuola di Chang Dsu Yao, che trasformano però il rito rendendolo agevole ad un organizzazione molto grande. Inoltre
il rito Italiano ha più il sapore di qualche scuola Giapponese.
Sarebbe interessante sapere come funzionano le cose a Taiwan per capire se questa trasformazione si è realizzata in Italia o nel
passaggio all’isola di Formosa.
Gli Xiongdi (fratelli giurati) seguono anch’essi una gerarchia che è definita dal loro ingresso nella famiglia. Il primo studente di
un maestro è il Primo Fratello, il secondo è il Secondo Fratello, e così via. Questa gerarchia è ripresa dai romanzi epici, primo
fra tutti lo “Shui hu zhuan” (“Sul bordo dell’acqua”) che esiste in una versione Italiana dal titolo “I Briganti”. Tutto ciò è
emerso dalla mia esperienza diretta e da alcune spiegazioni che mi sono state date soprattutto dal Maestro Lu Jianmin, nonché dal materiale letto relativamente al Meihuaquan, in particolare la
tesi del Dr. Fabio Smolari.